ntervista a:
Maria Totaro:
“Il futuro del Rising Voice? Crescere fino a diventare un vero talent musicale”
Discografica, manager e talent scout, Maria Totaro è la fondatrice del Rising Voice Contest, il progetto nato per scoprire e valorizzare nuove voci nel panorama musicale italiano.
In questa intervista racconta la nascita del contest, il lavoro con i giovani artisti e la visione futura di un format sempre più vicino al mondo televisivo.
Redazione . Maria Totaro, cosa l’ha spinta nel 2014 a creare il Rising Voice Contest e quale vuoto voleva colmare nel panorama musicale italiano?
Maria Totaro: Quando ho ideato il Rising Voice Contest nel 2014, il mio obiettivo era creare uno spazio autentico dedicato ai giovani talenti.
Nel panorama musicale italiano esistono molte opportunità di visibilità, ma spesso manca un progetto che accompagni davvero gli artisti emergenti anche dal
punto di vista artistico e professionale.
Il Rising Voice nasce proprio per questo: scoprire nuove voci, valorizzarle e offrire loro opportunità concrete per crescere nel mondo della musica.
Redazione. In un’epoca in cui molti talent show puntano soprattutto sull’audience televisiva, quale valore aggiunto vuole offrire il Rising Voice Contest ai giovani artisti?
Maria Totaro. Il nostro approccio è quello di creare non solo un momento di spettacolo, ma soprattutto un percorso.
Il Rising Voice Contest vuole essere un’esperienza artistica e professionale.
I partecipanti hanno l’opportunità di confrontarsi con professionisti del settore, vivere un contesto di produzione televisiva e comprendere meglio le dinamiche reali del mercato musicale.
Redazione. Dal suo punto di vista di discografica e manager, quali qualità rendono oggi un talento davvero pronto per il mercato musicale?
Maria Totaro. Oggi non basta avere una bella voce. Un artista deve avere identità, personalità e capacità di comunicare.
Il pubblico percepisce subito quando un artista è autentico.
Servono anche determinazione, disciplina e una visione artistica chiara.
Il talento è il punto di partenza, ma è il lavoro e la crescita continua che permettono di costruire una carriera nel tempo.
Redazione. Quanto è importante per un artista emergente affiancare alla performance sul palco anche un percorso di formazione e crescita professionale?
Maria Totaro. È molto importante.
Il mondo della musica oggi è complesso e competitivo, e un artista deve sviluppare diverse competenze.
Non si tratta solo di cantare bene, ma anche di conoscere il proprio percorso artistico, comunicare con il pubblico e lavorare in modo professionale con chi opera nel settore.
Per questo cerchiamo di offrire ai partecipanti del Rising Voice Contest anche momenti di confronto e crescita.
Redazione. Il Rising Voice Contest ha visto negli anni passare numerosi giovani talenti: cosa la colpisce maggiormente quando ascolta per la prima volta una nuova voce?
Maria Totaro. La prima cosa che cerco è l’emozione.
Quando una voce riesce a trasmettere qualcosa di autentico, lo percepisci immediatamente.
Poi osservo l’unicità: mi chiedo sempre se quella voce ha qualcosa che la rende riconoscibile.
In un mercato musicale molto affollato, avere una propria identità artistica è fondamentale.
Redazione. La finale 2026 si svolgerà al Teatro Pietro d’Abano: che tipo di esperienza vivranno i finalisti durante queste tre giornate di musica e produzione televisiva?
Maria Totaro: Sarà un’esperienza intensa e molto formativa.
I finalisti vivranno tre giornate completamente dedicate alla musica, tra prove, performance e momenti di produzione televisiva.
Esibirsi in un teatro come il Pietro d’Abano significa vivere un vero contesto professionale, con pubblico, giuria e telecamere.
Per molti giovani artisti rappresenta un passo importante nel loro percorso artistico.
Redazione. Tra i premi ci sono produzioni musicali, videoclip e promozione radiofonica:
quanto è fondamentale oggi accompagnare un artista anche dopo la competizione?
Maria Totaro. È fondamentale.
Vincere un contest è certamente un traguardo importante, ma il vero percorso inizia dopo.
Per questo abbiamo voluto inserire premi concreti come produzioni musicali, videoclip e promozione radiofonica.
Sono strumenti reali che aiutano un artista a trasformare il proprio talento in un progetto musicale.
Redazione. Il contest è collegato anche a eventi importanti come quelli legati a Sanremo:
quanto contano queste opportunità per la crescita di un giovane talento?
Maria Totaro. Sono opportunità molto importanti perché permettono ai giovani artisti di avvicinarsi a contesti professionali di grande rilievo.
Tra queste c’è anche la possibilità di accedere a percorsi come Area Sanremo, che rappresenta uno dei passaggi ufficiali per arrivare fino al Festival di Sanremo.
Per un artista emergente è fondamentale poter vivere esperienze di questo livello e confrontarsi con professionisti del settore.
Redazione. Secondo lei, qual è oggi la sfida più grande che un artista emergente deve affrontare per trovare il proprio spazio nel mondo della musica?
Maria Totaro. La sfida più grande oggi è riuscire a distinguersi.
Esiste una quantità enorme di musica e di artisti, soprattutto grazie alle piattaforme digitali.
Per emergere è necessario avere una forte identità artistica e costruire nel tempo un progetto coerente e credibile.
Redazione. Guardando al futuro, quale evoluzione immagina per il Rising Voice Contest e per i talenti che ne faranno parte?
Maria Totaro. Il mio obiettivo è continuare a far crescere il Rising Voice Contest e trasformarlo sempre più in un punto di riferimento per la scoperta di nuovi talenti musicali.
Negli anni abbiamo costruito un progetto che unisce musica, spettacolo e produzione, e il prossimo passo è svilupparlo ulteriormente anche in chiave televisiva.
Mi piacerebbe che il Rising Voice diventasse una vera piattaforma di lancio per giovani artisti, accompagnandoli verso opportunità sempre più importanti, fino ad arrivare anche a contesti prestigiosi come Area Sanremo e il Festival di Sanremo.
Biografia
Maria Totaro è discografica, manager e talent scout.
Nel 2014 ha creato il Rising Voice Contest, un progetto dedicato alla scoperta e valorizzazione dei giovani talenti nel panorama musicale italiano.
Nel corso degli anni ha lavorato a stretto contatto con numerosi artisti emergenti, accompagnandoli nel loro percorso di crescita artistica e professionale.
leggi come partecipare al Rising Voice Contest
sulla home del nostro magazine
oppure iscriviti al Rising Voice contest
Intervista a:
Cristian Di Felice
fondatore dell'etichetta
Garage Noise Label e Press
Musicista e speaker
Redazione. Cristian, partiamo dall’inizio: cosa ti ha spinto a fondare la Garage Noise Label nel 2018 e quale visione avevi in mente?
Cristian di Felice. Ciao Paolo ,allora la fondazione della Garage Noise Label nasce da un esigenza.
Sono sempre stato un amante della musica, della passione che occorre
per portare avanti i progetti musicali ,per cui l'etichetta e' nata per mettere a disposizione la mia esperienza e veder crescere gli artisti e i loro progetti.
Redazione. Nel tempo è nata anche la Garage Noise Press: quanto è importante per te affiancare alla musica un supporto di comunicazione dedicato agli emergenti?
Cristian di Felice. La nascita della Garage Noise Press e' stata un po' una conseguenza naturale in seguito alla fondazione dell'etichetta.
Oggi il musicista deve essere quasi piu' un comunicatore ... non basta piu' comporre ottima musica ma bisogna avere le capacita' o gli strumenti per diffonderla.
L'esperienza effettuata con la Garage Noise Press e' stata molto formativa perche' ci ha dato la possibilita' di aiutare chi ha un enorme talento
ma non aveva modo di farlo ascoltare alle persone.
Redazione. Sei speaker della trasmissione ElectroNoyz su Radio Kaos Italy:
Come è nata questa esperienza e che tipo di pubblico ti segue?
Cristian Di Felice. La trasmissione ElectroNoyz condotta da Fabrizio Rossi mio amico fraterno e' stato un passo fondamentale , ho iniziato a fare radio grazie a lui ...
Non mi sarebbe mai venuto in mente di fare lo speaker , poi grazie al suo aiuto e al piacere di fare la trasmissione insieme e' diventato tutto naturale.
Il nostro pubblico e' composto da musicisti amanti della musica ma soprattutto chi vuole conoscere veramente cosa c'e' dietro ogni artista, la loro sensibilita'
e il loro modo di vedere le cose.
Nel tempo e' stata ed e' veramente una bellissima esperienza.
Redazione. Il format Home Made è ormai trasmesso su oltre 15 radio italiane: cosa rende, secondo te, questo progetto così riconoscibile e apprezzato?
Cristian Di Felice. Home Made e' nata sempre da un idea di Fabrizio Rossi ideatore del format, poi nel tempo ho preso la conduzione della trasmissione e ne ho dato un taglio piu' orientato
alla ricerca dei talenti dell'underground mondiale.
Ci sono veramente tantissimi artisti fenomenali che meriterebbero piu' spazio ... noi cerchiamo nel nostro piccolo di darglielo con interviste e presentazione dei loro brani.
Ancora oggi rimango sorpreso dalla qualita' di quello che ascolto e
finche' ne rimarro' sorpreso la missione di Home Made rimarra' viva!
Redazione. Guardando al panorama musicale italiano, come valuti la scena emergente di oggi rispetto a quando hai iniziato?
Cristian Di Felice. Oggi il mondo musicale e' completamente cambiato ... la rivoluzione digitale ha stravolto completamente le dinamiche ,
la facilita' di pubblicazione che c'e' oggi era impensabile anni fa dove dovevi passare necessariamente per etichette e case discografiche.
La digitalizzazione ha dato un enorme liberta' artistica perche' da indipendenti non si passa piu' necessariamente per l'approvazione degli editori ma al tempo stesso
ha sminuito il valore della musica stessa che viene percepita oggi come qualcosa di gratuito.
Il crollo dei guadagni musicali ha costretto i musicisti ad accettare compromessi e ha reso ancora piu' difficile il mestiere del musicista.
Redazione. La tua etichetta ha seguito artisti come McDrago, Amanda, Yari e molti altri: cosa cerchi in un artista prima di iniziare a collaborare con lui/lei?
Cristian Di Felice. Si ogni artista e' un mondo a se ... ha la sua sensibilita' il suo modo di scrivere e anche le sue esigenze.
Ho un rapporto molto bello con gli artisti che seguo perche' e' veramente una squadra ...
quello che si fa si condivide nel bene e nel male ma l'aspetto fondamentale e' la fiducia che si ripone nei progetti eil sostenersi a vicenda che spesso conta piu' dei vari budget.
Redazione. Sei anche batterista e producer nella band The Kloser
quanto è difficile conciliare il lavoro dietro le quinte con quello sul palco?
Cristian Di Felice. Essere un musicista e un producer mi ha consentito di capire molto meglio alcune dinamiche e superare problemi che l'etichetta ha dovuto affrontare.
Suonare e' ancora una grande passione e salire sul palco da' sempre un adrenalina enorme.
Credo che mantenere questo doppio ruolo sia una fortuna perche' mantiene una visuale a 360 gradi sul mondo musicale non tralasciando dettagli che possono fare la differenza.
Redazione. Da appassionato e professionista, come descriveresti il ruolo che la radio continua ad avere oggi per la musica indipendente?
Cristian Di Felice. La radio ancora oggi per me ha un ruolo fondamentale , nel mondo attuale fatto di playlist e di main stream che non lascia spazio alla musica emergente se non ci sono le radio
a dare una visione diversa della musica rischiamo di sentire sempre e solo gli stessi stili musicali senza crescita.
Il ruolo dei recensori, degli esperti di musica ormai e' quasi sparito se non ci sono delle selezioni musicali che suggeriscono qualche ventata di novita' si rischia
un omologazione pericolosa.
Redazione. Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato in questi anni di attività e come sei riuscito a superarla?
Cristian Di Felice. La sfida piu' grande e' stata quella di andare avanti nonostante le mille difficolta' , la voglia di non arrendersi e vedere che superato ogni problema
comunque arrivava un passo in avanti.. insomma non e' un percorso facile ma chi ci crede veramente sono convinto che alla fine arriva ai propri obiettivi
Redazione. Guardando al futuro, quali sono i prossimi progetti di Cristian Di Felice e quali sogni vorresti ancora realizzare nella musica?
Cristian Di Felice. I progetti futuri sono sicuramente ingrandire le potenzialita' dell'ufficio stampa e dell'etichetta con un allargamento anche ai social che sono diventati
fondamentali nella promozione degli artisti.
L'obiettivo e' mantenere l'arte e diffonderla con i nuovi strumenti senza snaturarsi.
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Intervista a
Samantha Pellegrino
L’anima Urban che fa battere l’Italia a ritmo di reggaeton!
Redazione. Samantha, sei stata tra le pioniere a supportare e portare in radio il reggaeton emergente italiano, quando ancora era ai margini della scena mainstream. Oggi, alla luce del boom dei suoni Latin-Urban nelle classifiche globali, senti che l’Italia è finalmente pronta a riconoscerne il valore?
Samantha Pellegrino. Si, è vero in effetti io sono sempre stata affascinata dai ritmi latin/urban e ho sempre seguito il genere in Italia, ed ho avuto questo stimolo nel cercare di dare supporto al movimento a seguito della canzone Reggaetonero di Fred de Palma dove ha incluso 4 artisti emergenti reggaeton italiani (Southsideciccio, Malo, Xwond, Daniel Cosmic).
Da qui sono rimasta molto colpita da “Southsideciccio” che a soli 18 anni direttamente dalla realtà della Sicilia mi ha dato lo stimolo per approfondire su quello che era il movimento del reggaeton emergente italiano, l’ho contattai e lui fu il primo che portai in radio riuscendo ad essere l’apripista per gli altri emergenti, in quell’occasione abbiamo cercato di innescare una catena dove ogni artista avrebbe ospitato nel suo spazio un collega con cui aveva un ft. Che poi successivamente avrei intervistato singolarmente riproponendo la catena. Il movimento reggaeton italiano emergente è sempre stato molto unito, infatti i ragazzi (Southsideciccio, Batta, Drew Mars, Peterking, Aargon, Malo, Blue, G7, Den-B e molti altri) hanno fatto, soprattutto all’inizio, molti ft. Per cercare di dare voce a questo stile. Circa due anni fa dicevamo che da li a breve il genere si sarebbe aAermato in Italia, e devo dire che sta prendendo sempre più piede tra i giovani, i locali e gli eventi. Sicuramente è un processo molto lento e credo che non sia ancora del tutto riconosciuto, per esempio le Major non stanno ancora investendo sui nuovi artisti ma stanno continuando a investire su progetti a ritmo latin solo per i periodi estivi continuando a creare lo stereotipo che reggaeton = hit estiva. E purtroppo o per fortuna non è più così. Qualcosa sta cambiando e lo si capisce anche dalla musica che è richiesta nei locali dove almeno una sera a settimana i format propongono un’impronta reggaeton/urban, e anche dai vari concerti latin in Italia che sono sempre sold out, ciò significa che al nostro paese questo stile piace e allora bisogna rimanere uniti e produttivi per dare spazio e modo di emergere al genere. Sono convinta che da qui ad un anno il genere e il movimento reggaeton italiano emergente si aAermerà e posizionerà, negli ultimi tempi varie testate giornalistiche come Billboard, Rollingstone e altri stanno alzando l’attenzione verso il genere e questo mi genere speranze, se testate giornalistiche di questo calibro sono interessate significa che qualcosa è già cambiato e presto anche le Major si vedranno costrette a supportare di più e meglio il genere e gli artisti che lo propongono.
Redazione. L’evento Tequila & Badabum durante Sanremo 2024 ha dato voce a una nuova generazione di artisti urban italiani. Come hai vissuto l’energia di quella settimana e quali sono stati i feedback più significativi ricevuti?
Samantha Pellegrino Sicuramente è stata un’avventura senza precedenti. Questo evento è nato casualmente da un’opportunità inattesa circa 10 giorni prima dell’inizi o della settimana del Festival di Sanremo e realizzato grazie alla collaborazione di tutti completamente GRATUITO.
Non nego che sia stato davvero molto difficile riuscire a costruire da zero un minievento volto al reggaeton e al mondo urban in una città non pronta a questo genere, e soprattutto in un locale piccolo nel centro della movida Sanremo, ma per fortuna la squadra che mi diede una mano fu super pronta ad affrontare la mancanza di tempo, la promozione e l’organizzazione tecnica.
Vi dico solo che non sono riuscita a trovare un service in città poiché tutti impegnati al Festival e mi sono ritrovata ad andare io personalmente sul Lago Maggiore a ritirare le attrezzature necessarie…. (un’avventura anche questa). Con una squadra tecnica gestita da Simone Forbice, e lo show proposto quotidianamente tra dj set by SYMN e artisti della portata di Batta e Peterking ad animare le serate abbiamo affrontato 6 serate indimenticabili !!!!
La migliore e quella che mi diede più soddisfazione fu’ la serata con tutti i ragazzi del movimento reggaeton italiano emergente e urban, che solo per l’occasione e solo avendo creduto alla proposta dell’ultimo minuto di una folle come me, sono giunti da tutta Italia creando una serata unica e inattesa per il pubblico. Parteciparono Batta, Peterking, Aargon, Drew Mars, Blue, G7, Dimelo Alejo, TTNiko, Fatokobe, Carmen Ferrari. I feedback della settimana furono super positivi, locale sempre sold-out e tutte le sere over time fino alle 4 di notte, vi dico solo che SYMN Dj incaricato giornalmente senza cambio in consolle è riuscito a fare oltre le 8 ore di set ogni serata! E’ stato un evento magico, l’energia super positiva ed i ragazzi uniti e tutti li per lo stesso scopo portare un po' di sé in una realtà , ed una vetrina importante, come quella del festival di Sanremo
Redazione. Il 26 luglio sarai protagonista dell’Urban FestiTalia 2025 al Carroponte, con colossi come Billboard tra gli sponsor e artisti come El Alfa e Blessd e Billy Ronca. Cosa rappresenta per te questo traguardo e come ti stai preparando?
Samantha Pellegrino.
Bella domanda, facciamo una premessa: ancora oggi di tanto intanto mi domando come sia possibile che io sia qui e che io stia collaborando con un evento di questa entità. Sicuramente un GRAZIE enorme va al CEO del Festival Joe Carbajal che mi ha inclusa ed invitata a collaborare nell’organizzazione di questo evento riconoscendo alcune mie capacità che a volte io stessa non vedo e sottovaluto. Sono molto emozionata per questa edizione poiché sarà un evento davvero grande e spero di essere riuscita a dare il mio contributo in modo eccellente perché ci ho messo davvero tanto impegno e dedizione. L’evento si svolgerà il 26/07 al Carroponte di Milano dove ci aspettiamo circa 10/12.000 persone. I biglietti sono ancora disponibili su Ticket SMS e Ticket Master e i prezzi sono alla portata di tutti e soprattutto gli studenti possono utilizzare il Bonus Cultura, quindi, entrano praticamente a costo zero. In un'unica serata ci sarà molto intrattenimento, dj set per ballare con gli amici e i concerti dalla nuova scoperta Billy Ronca a Blessd (artista che vanta il ft. Con Rose Villain in Como un trueno) al king della serata El Alfa che dopo aver annunciato il ritiro dalla carriera musicale ha deciso di scegliere proprio Urban Fest Italia come unica tappa e data italiana prima dello stop. Sono molto orgogliosa e grata di far parte di questa avventura che mai mi sarei aspettata, spero e sono sicura che potrò apprendere molte cose nel backstage e non vedo l’ora arrivi il 26/07 perché sarà un’esperienza ed un’emozione che mi porterò dentro per molto tempo. Posso dire che, quando c’è passione, valori e buone intenzioni qualsiasi cosa si faccia sarà sempre una grande soddisfazione, e io ci sto mettendo davvero l’anima.
Redazione. Come responsabile commerciale e comunicazione del festival, quanto è importante oggi creare una sinergia efficace tra musica, brand e storytelling digitale?
Samantha Pellegrino.
Bella domanda, questo è un tasto davvero complesso, non è affatto facile trovare la soluzione commerciale e il giusto imprinting di comunicazione soprattutto essendo appena entrata in corsa lo scorso Marzo in questa realtà.
Le azienda ed i brand sono sempre un po' diffidenti ma per fortuna si riesce a fidelizzare abbastanza quando si lavora con realtà serie e ben radicate. Billboard per esempio è stato un ottimo approccio e c’è apertura anche per ulteriori collaborazioni. Inoltre quest’anno siamo riusciti a collaborare con svariati partner social che hanno dato una grande mano per divulgare la promo dell’evento. Siamo in continua ricerca di partner e sponsor da accogliere nel nostro team, il festival è in crescita e per le prossime edizioni, a cui stiamo già ragionando, sicuramente abbiamo obbiettivi molto alti e i brand e le collaborazioni saranno in crescita non solo per gli eventi estivi ma anche per un costante lavoro di promozione annuale.
Redazione . In un periodo in cui si parla sempre più di inclusione e valorizzazione delle figure femminili nell’industria musicale, senti che il tuo ruolo abbia anche una valenza simbolica per tante giovani donne?
Samantha Pellegrino. Beh, come dicevo prima io spesso mi sottovaluto e senza rendermene conto spesso mi ritrovo in situazioni più grandi di me, inattese e sicuramente bellissime da vivere e per la mia crescita personale.
Non so se mai farò la differenza in questo settore ma sicuramente ogni cosa che faccio non è lasciata al caso, è assolutamente un qualcosa in cui credo al 100% e sono disposta ad andare anche controcorrente in alcune circostanze pur di dare un concreto contributo a ciò che faccio. Sicuramente il sogno di tutti credo sia sempre trovare una strada per fare la differenza nel mondo, io non so se riuscirò ad essere un esempio per qualcuno, ma sicuramente mi piacerebbe . Qualche settimana fa ho partecipato ad un evento per promuovere Urban Fest e sono andata in Sicilia con il format Bunny Club dove ho avuto modo di fare un po' di animazione sul palco e devo dire che quella sensazione di vedere le persone divertite e felici è super appagante.
Ho ricevuto un sacco di complimenti, quando scesi dal palco le persone mi fermavano per chiedermi cose e qualcuno addirittura la foto ahahahha io sono rimasta scioccata da questa cosa… beh credo che raggiungere un obbiettivo oltre le aspettative significhi comunque aver messo un mattoncino di valenza per altre donne. Se vogliamo, possiamo a prescindere dalla nostra fisicità (mio punto debole), dal nostro colore di pelle o dalle nostre origini. Se abbiamo un obbiettivo possiamo raggiungerlo cercando sempre di tenere alti i valori e le buone intenzioni.
Redazione. Hai lasciato il microfono da speaker per dedicarti alla crescita artistica dei talenti, com’è stato il percorso con il primo artista?
Samantha Pellegrino.
Che caratteristiche deve avere un artista emergente quando decidi di investire nel suo percorso? Si ho rinunciato alla radio perché mi sono letteralmente fatta assorbire gratuitamente da un progetto reggaeton molto ambizioso e in quel momento credevo di dover e poter dare di più a questo artista e al suo progetto perché in fondo stava mettendo il suo sogno nelle mie mani e mi stava includendo in un qualcosa di enorme e importante per lui, quindi l’unico modo per ringraziarlo, per come la penso io, era creare ulteriore spazio nel mio tempo e impegni per garantirgli il massimo appoggio e la massima disponibilità nell’aiutarlo lavorando insieme. Quindi ho lavorato con questo artista e al suo progetto per oltre 1 anno e mezzo con molte soddisfazioni e chiaramente con qualche intoppo e difficoltà ma in tutto questo tempo abbiamo creato qualcosa di unico a mio avviso che credo non riuscirò a vivere mai più con nessun altro artista. La visione comune per molto tempo ci ha dato gli stessi obbiettivi e la stessa fame e voglia di rivalsa a modo nostro ci ha resi complici per tantissimo tempo…. Non so come spiegare questa cosa, ma credo che sia stato davvero raro il rapporto lavorativo creato con lui e questo è stato salvezza da una parte e motivo di rottura dall’altro. È stato strano quel percorso ma ho davvero messo l’anima in ogni cosa, ogni giorno ed ogni minuto delle mie giornate, ho sempre creduto nel suo progetto ed in quell’artista ma anche le cose belle finiscono purtroppo e a volte è necessario fermarsi e abbandonare la nave, ma non per superficialità, menefreghismo, egoismo, o per falsità ma semplicemente proprio perché quando si tiene troppo a qualcosa il rischio è di perdere lucidità e quando si ha tra le mani il sogno di qualcuno a cui si vuole bene è giusto fermarsi e dargli modo di continuare il sogno nel modo che più ritiene idoneo per se stesso. Cosa deve avere un artista per lavorare con me? FAME. Chiaramente anche valori basici LEALTA’, FIDUCIA, SINCERITA’, RISPETTO E RICONOSCENZA, per me il valore umano viene prima di qualsiasi numero, di qualsiasi capacità, di qualsiasi offerta economica eventuale.
Redazione. Cosa pensi dei social come TikTok e Instagram nella promozione del latin urban oggi? Sono una benedizione o un rischio per l’autenticità musicale?
Samantha Pellegrino.
Credo che i social ormai siano lo strumento per antonomasia sulle campagne promozionali, credo sia una benedizione per ogni artista avere la possibilità di promuoversi gratis mediante piattaforme alla portata di tutti. Credo siano un buon mezzo per arrivare a persone e addetti ai lavori con cui non si riuscirebbe mai da emergenti a fissare un colloquio per proporsi artisticamente. L’autenticità non credo sia a rischio, mi spiego meglio, credo che oggi abbiamo milioni di opportunità e mezzi quindi la responsabilità di essere autentici sta alle persone. Di norma tutti vanno dietro alle mode, dunque credo che sia necessario essere visionari e avere il coraggio di uscire dagli schemi mantenendo la propria personalità che a prescindere dalle mode o la hai o non la hai, ed è questo che fa la diAerenza.
Redazione . Il tuo percorso è nato da una passione familiare e si è trasformato in una missione culturale. Guardandoti indietro, quale momento senti sia stato davvero “la svolta”?
Samantha Pellegrino.
Sinceramente, credo che la svolta non sia ancora arrivata, ma che le svariate esperienze ed il percorso passato siano le fondamenta del momento della svolta. Io mi sono sempre occupata di musica, ho iniziato a 6 anni con un percorso musicale, studi e tante altre cose di cui non amo vantarmi…. Forse, se proprio dovessi identificare un momento, credo potrebbe essere qualche tempo dopo aver perso mio papà. Per un periodo piuttosto lungo ho soffocato un po' la musica che invece mi ha riaccolta e ho riaccolto nella mia vita per trovare la famosa via di fuga ai pensieri negativi e da li non mi sono più fermata fino ad oggi…. E ogni volta che mi fermo per qualsiasi ragione mi sento soffocare.
Non so ancora come e in quale ruolo ma credo che in qualche modo io e la musica siamo connessi dal destino…. Ogni volta che penso di fermarmi e mollare tutto, accade sempre qualcosa di più grande che mi travolge e a cui non riesco a rinunciare nonostante i mille dubbi.
Redazione. Se dovessi scegliere un artista italiano con cui collaborare per una fusione latina inedita, chi sarebbe e perché?
Samantha Pellegrino. Eh bella domanda, diciamo che sono un po' superstiziosa quindi per scaramanzia non farò nomi, ma posso dire che sto lavorando ad alcuni progetti con l’obbiettivo di fusione e inediti, veramente grandi. Per questo credo che entro l’anno potrò annunciare qualcosina di unico…. O anzi, lo farò annunciare agli artisti coinvolti in questo progetto enorme!
Redazione. Guardando al futuro, qual è il sogno più audace che Samantha Pellegrino ancora custodisce e non ha ancora svelato?
Samantha Pellegrino.
Negli ultimi anni ho imparato a non pormi troppe aspettative, ogni volta che lo facevo arrivava un fallimento, ora colgo ciò che la vita, il destino e la musica mi offrono e non scendo più a compromessi di nessun tipo, accolgo solo ciò che mi piace, in cui credo e che mi fa stare bene. Sicuramente un grande sogno come primo step sarebbe vedere il movimento latin emergente italiano e tutti gli artisti in gamba che ho avuto modo di conoscere e con cui ho collaborato raggiungere il sogno e riuscire a portare questo cambiamento in cui credo da anni anche nel nostro Paese.
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Intervista a
Francesca Comendulli
Promoter Musicale,
Talent Scout e Responsabile Promozioni
Redazione. Francesca, la tua passione per la musica nasce in un contesto familiare molto particolare. In che modo l’ambiente in cui sei cresciuta ha influenzato la tua visione dell’arte e della musica?
F. Comendulli. Prima di tutto, voglio ringraziare il direttore Paolo Rinaldi e Élite Magazine per questa splendida opportunità.
Riguardo alla mia crescita, più che un’influenza esterna, direi che la musica è stata parte di me fin dall’inizio, qualcosa di viscerale e imprescindibile.
Non è stata una scelta, ma una presenza naturale, come un battito che accompagna ogni istante della mia vita.
Redazione. Sei da anni un punto di riferimento per la scoperta e la valorizzazione di nuovi talenti. Quali caratteristiche cerchi in un artista emergente?
F. Comendulli. Oggi è sempre più difficile distinguere la vera unicità di un artista emergente. Molti seguono le tendenze, rischiando di perdere quella personalità che rende la musica davvero eterna.
Quando ascolto nuovi talenti, cerco chi ha un'identità autentica, chi riesce a trasmettere emozioni senza sembrare una copia di ciò che già esiste.
In passato, ogni artista aveva un suo mood, un sound riconoscibile, arrangiamenti che creavano atmosfere indimenticabili, è per questo che tanti brani di una volta ancora oggi emozionano e non stancano mai.
Per me la musica deve colpire al primo ascolto, deve lasciarmi qualcosa.
È un processo istintivo: prima percepisco l’impatto emotivo, poi valuto il lato professionale.
Redazione. Come nasce e si sviluppa una collaborazione efficace tra promoter e artista? Cosa serve davvero per costruire una carriera solida?
F. Comendulli. Una collaborazione efficace nasce da fiducia, trasparenza e ascolto.
Conoscere bene l’artista è fondamentale per costruire una strategia su misura che lo rappresenti davvero.
Ovviamente, una promozione curata e mirata fa la differenza, ma è il brano stesso che sia un singolo, un EP o un album a dover toccare chi ascolta.
La qualità artistica resta centrale.
Il mio obiettivo è che l’artista si senta valorizzato e soddisfatto, e il fatto che in molti abbiano riconosciuto il mio impegno mi sprona a fare sempre meglio, con amore, passione e
dedizione.
Redazione. Lavori per Multiforce Edizioni Musicali e Discografiche, una realtà importante nel
panorama italiano. Qual è il tuo approccio alla promozione musicale all’interno di
questa struttura?
F. Comendulli. Grazie a Tiziano Giupponi, editore e fondatore di Multiforce, ho realizzato un sogno.
Lavorare al suo fianco è per me motivo di orgoglio e crescita: ogni giorno imparo qualcosa di nuovo su questo mondo affascinante e complesso. Siamo un team affiatato e motivato, e proprio questa sinergia ci sta portando a progetti ambiziosi di cui non posso ancora svelare nulla, ma vi assicuro che le sorprese non mancheranno.
Le promozioni che svolgo con il mio team per Multiforce sono sempre studiate
scrupolosamente in base all’artista e al suo genere musicale.
La base fondamentale è la ricerca approfondita e il dialogo costante: conoscere bene l’artista è il primo passo per pianificare ogni strategia. Ogni talento ha la sua identità, e il nostro obiettivo è creare un lavoro “sartoriale”, costruito su misura per valorizzarlo al meglio.
Vi invitiamo a consultare il nostro sito e se volete info sulle nostre promozioni scrivete alla nostra e:mail.
Redazione. Il progetto “Facciamo la pace” con Drupi ed Enzo Iacchetti rappresenta un messaggio forte. Come hai vissuto questa esperienza e quale impatto pensi possa
avere?.
F. Comendulli. ‘Facciamo la pace’ è un progetto speciale, prima di tutto per il messaggio universale che porta e per la straordinaria interpretazione di due grandi artisti come Drupi ed Enzo Iacchetti.
Sono grata a Drupi per la fiducia e felice di far parte di qualcosa che, oggi più che mai, ha un valore profondo.
Siamo ancora in fase promozionale, con ottimi riscontri sia in Italia che all’estero, e il mio obiettivo è far arrivare questo messaggio ovunque. Invito tutti ad ascoltarlo e condividerlo anche solo un like, un commento o un’iscrizione al canale YouTube ufficiale può contribuire a diffondere la voce della pace:
Facciamo la pace – Drupi feat. Enzo Iacchetti
Guarda il Video
Redazione. Oltre al settore musicale, offri anche consulenze in ambito promozionale aziendale.
Quanto è importante oggi una strategia mediatica ben costruita, anche al di fuori del
mondo dello spettacolo?
F. Comendulli. Nel settore promozionale, che sia musicale o aziendale, la strategia mediatica è fondamentale per ottenere visibilità. La base di qualsiasi promozione efficace parte da un comunicato stampa mirato, strutturato per attirare l’attenzione degli addetti ai lavori e dei media giusti.
Organizzare interviste e incontri è altrettanto cruciale: permettono di dare voce al progetto e creare connessioni con il pubblico.
Il mio obiettivo è sempre quello di far conoscere al massimo ciò che promuovo, costruendo strategie mirate che valorizzino al meglio ogni realtà.
Redazione. Il tuo lavoro richiede intuito, visione e molta sensibilità. Qual è stata finora la sfida professionale più significativa che hai affrontato?
F. Comendulli. Una delle sfide più significative è stata dover gestire in tempi ristretti una promozione complessa, con molte variabili in movimento. Nonostante la pressione, tutto è andato per il meglio e vedere i risultati concreti di un lavoro fatto con cuore e determinazione è stato motivo di grande soddisfazione.
Queste sfide mi caricano, mi fanno crescere e mi ricordano perché amo quello che faccio.
Redazione. La musica attraversa trasformazioni continue. Come ti rapporti all’evoluzione del mercato discografico digitale e dei social media?
F. Comendulli. Il mercato musicale cambia di continuo, e oggi digitale e social sono strumenti indispensabili per promuovere un progetto.
Adattarsi è fondamentale, ma senza perdere autenticità.
L’intelligenza artificiale può essere utile come supporto creativo, ma non deve sostituire l’anima della musica.
Scrivere e comporre restano atti profondamente umani, fatti di cuore, studio e visione artistica.
Abusare dell’AI rischia di appiattire tutto, e sarebbe una mancanza di rispetto verso chi ha fatto la storia della musica italiana e internazionale e verso chi, ancora oggi, dedica tempo e passione per creare canzoni che lasciano il segno.
Redazione. Qual è il valore umano che ti guida nel tuo lavoro quotidiano e che desideri
trasmettere agli artisti con cui collabori?
F. Comendulli. Il valore che mi guida ogni giorno è il rispetto verso la musica, verso gli artisti e verso il pubblico.
Cerco sempre di lavorare con empatia e dedizione, ascoltando davvero chi ho davanti, perché credo che ogni artista meriti attenzione autentica, non standard preconfezionati.
Mi auguro di trasmettere questo approccio umano a chi collabora con me: costruire qualcosa insieme, con cuore, visione e rispetto reciproco, è ciò che rende un percorso davvero significativo.
Redazione. Guardando al futuro, c’è un sogno o un progetto professionale che vorresti
realizzare?
F. Comendulli. Il mio obiettivo è crescere costantemente nel settore musicale e affermare sempre più la mia identità professionale.
Sto valutando di approfondire anche l’ambito del management, visto
l’interesse dimostrato da diversi artisti.
Un sogno che porto avanti da tempo è far interpretare un brano scritto da un
cantautore/autore emergente che seguo personalmente a un grande nome della musica italiana.
Amo le sfide e credo fermamente che si realizzerà.
In più, ho una naturale predisposizione a creare connessioni tra progetti, persone e realtà diverse per questo mi chiamano 'Francy Connecting People'.
Il mio mondo è la musica, ma sono sempre aperta a nuove avventure affini.
Grazie per questa bella chiacchierata.
La musica è il filo conduttore della mia vita, il motore che mi spinge sempre a cercare nuove sfide e connessioni.
È un mondo affascinante, fatto di talento, intuizione e visione, e sono felice di poter
contribuire con la mia esperienza e passione.
Guardando al futuro, sono pronta a nuove avventure, sempre con la determinazione
di crescere e costruire qualcosa di autentico.
Perché alla fine, la musica è come una droga, ma è l’unica che fa bene!!!
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Intervista a:
Marco Gatti e Silvia Gioachin
Artisti Online
L’etichetta che dà voce agli emergenti
Redazione. Artisti Online è nata nel 2010: qual è stata l’intuizione iniziale che ha dato origine a
questo progetto?
Marco Gatti: Ho iniziato la mia carriera come cantautore e come molti ho bussato a tante
etichette ricevendo ahimé tante porte in faccia.
Nel 2010, grazie alle nuove piattaforme di streaming come Spotify, per me è stato possibile pubblicare finalmente in autonomia un mio album.
Da quel momento ho capito che potevo replicare tutte le fasi, dalla produzione alla distribuzione fino alla promozione, anche per altri artisti.
E così è nata Artisti Online.
Redazione. In che modo la vostra esperienza trentennale si riflette concretamente
nell’accompagnamento degli artisti emergenti?
Marco Gatti: in questo settore l’esperienza è tutto.
Dal saper mettere le mani su uno strumento, saper affrontare le avversità di un live complesso, saper evitare le truffe, saper evitare gli errori nella distribuzione e sapere come promuovere il proprio progetto artistico per arrivare a più orecchie possibili… alla fine tutto questo è frutto di esperienza, ed è al servizio degli artisti che scelgono Artisti Online e ci danno fiducia.
Redazione. Quanto è importante per voi il concetto di “formazione artistica” e come si integra nel
percorso discografico che proponete?
Marco Gatti: la formazione è alla base di un percorso di crescita solido.
Per questo, ogni contatto, ogni telefonata, ogni chat e ogni diretta live che teniamo con i nostri artisti è di fatto un corso di formazione costante e gratuito a disposizione di chiunque voglia crescere insieme a noi.
Redazione. La vostra etichetta si definisce anche una “community creativa”: cosa significa vivere
quotidianamente questa dimensione?
Marco Gatti: nel nostro studio si lavora intensamente alla creazione di nuove canzoni ogni giorno.
E succede che le idee di uno arrivino all’orecchio di un altro e si creino dei mix sempre interessanti che alle volte sfociano in vere e proprie collaborazioni come featuring, duetti e altro ancora.
Redazione. Avete prodotto oltre 5000 registrazioni: come riuscite a mantenere alta la qualità, pur
seguendo così tanti progetti?
Marco Gatti: ascolto tantissima musica e seguo costantemente corsi di formazione sulla
produzione, sulla registrazione, sugli arrangiamenti e sulle fasi di mix & master, una necessità
se si vuole rimanere al passo coi tempi.
Inoltre disponiamo delle migliori attrezzature sul mercato in termini di strumentazione per permettere agli artisti di avere una tavolozza infinita di possibilità creative.
Riguardo al numero di progetti così alto, devo questi risultati alla mia velocità di esecuzione pur mantenendo standard qualitativi altissimi.
Redazione. Silvia Gioachin cura l’ufficio stampa: come nasce la strategia comunicativa per un
artista che si affida a voi?
Silvia Gioachin: per un artista emergente è importantissimo avere una presenza costante sui social e dare prestigio al proprio progetto.
Per questo è necessario avere recensioni da webzine di settore, passaggi radio a livello nazionale e interviste per ogni release in modo
da aumentare costantemente la propria fanbase.
Ogni singolo pubblicato deve avere un’esposizione mediatica importante, nulla deve essere lasciato al caso.
Redazione. Quanto incide oggi la promozione digitale nel successo di un brano?
Quali strumenti ritenete più efficaci?
Silvia Gioachin: Spotify è al momento il luogo virtuale principale per ascoltare musica.
È importante avere una promozione efficace anche su questa piattaforma per entrare nelle grazie degli algoritmi. Probabilmente non è quello che avremmo sperato qualche decennio fa, ma queste sono ormai le regole del gioco, sta a noi scegliere di farne parte o
restare musicisti amatoriali.
Redazione. Il libro “Scrivere Canzoni” ha riscosso molto successo: com’è nata l’idea di condividerne i contenuti anche in un corso?
Marco Gatti: era arrivata per me la necessità di raccontare anche in forma scritta l’esperienza appresa in oltre 30 anni di scrittura di canzoni.
Ho trovato in Rocco Cantautore, la punta di diamante di Artisti Online, il partner ideale per la stesura del manoscritto.
Non ci saremmo mai aspettati che diventasse bestseller su Amazon in ben 3 categorie, e di questo siamo molto soddisfatti.
Parallelamente abbiamo anche istituito la prima edizione della
“Songwriting Academy” che ha visto partecipare aspiranti cantautori e cantautrici da varie
parti d’Italia e persino da Londra.
Un’occasione in più per darci la possibilità di trasmettere la
nostra passione per la scrittura di canzoni.
Redazione. Qual è, secondo voi, l’errore più comune che un artista emergente dovrebbe evitare
all’inizio del suo percorso?
Marco Gatti: l’errore più comune in assoluto ai giorni nostri è credere che una bella canzone possa arrivare da sola alle orecchie del pubblico solo perché bella e originale.
Non è più così.
Senza una promozione adeguata e costante, un brano, per quanto innovativo e appassionato,
semplicemente non esiste.
Si perde nella miriade delle oltre centomila canzoni pubblicate ogni giorno sulle piattaforme di streaming…
Redazione. Cosa significa per voi “lasciare il segno” con la musica? E cosa sognate per il futuro di
Artisti Online?
Marco Gatti: fare musica è una passione, una necessità, la voglia di lasciare traccia per qualcosa che abbiamo creato con le nostre capacità espressive e creative.
Sapere che anche tra cent’anni, con un po’ di fortuna, le nostre canzoni saranno ancora a disposizione di chi vorrà ascoltarle è un bel lascito che dona pace interiore.
Il futuro è sopravvalutato, noi ci
godiamo il presente, svolgiamo uno dei lavori più belli al mondo e siamo contenti così, il resto
sarà una bella sorpresa da scartare in un momento inaspettato…
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Intervista a
Marco Balestreri
Tra palchi, talenti e grandi eventi
Redazione. Marco, la tua carriera nel mondo dello spettacolo è iniziata giovanissimo.
Qual è stato il momento in cui hai capito che questo sarebbe stato il tuo percorso?
Marco Balestreri. Le passioni le senti da bambino poi quando la vita ti offre delle opportunità e le prendi al volo allora forse stai iniziando un percorso.
Redazione. Dalla collaborazione con Mario Ragni che fù direttore artistico dell' allora Bmg Ricordi agli eventi per il Festival di Sanremo: come si è evoluto nel tempo il tuo modo di fare management?
Marco Balestreri. È molto difficile rispondere a questa domanda perché in fondo il modo di lavorare non è altro che un susseguirsi di esperienze e di errori che ti aiutano a crescere.
Redazione. I locali e le aziende ti possono contattare per avere qualche testimonial o artista?
Marco Balestreri. Si e inoltre ho creato un format per il mondo della ristorazione che si chiama "A cena con..." dove il pubblico diventa protagonista in un interazione talk a fine cena con domande e curiosità.
Redazione. Tra i 50 artisti con cui collabori, ci sono volti noti e nuove promesse.
Come costruisci un equilibrio tra notorietà e freschezza nel tuo cast?
Marco Balestreri. Semplicemente mettendo nomi che destano interesse e che abbracciano varie fasce d' età.
Redazione. Hai lavorato con grandi nomi della televisione, da Rai a Mediaset. Qual è stata la sfida più significativa affrontata in questi contesti?
Marco Balestreri. Non ci sono state grandi sfide ma tanto lavoro e fatiche nelle preparazioni dei vari programmi ma una grande sfida in particolare c'è stata, durante le prove pomeridiane di una produzione televisiva su Rai 1 per la scelta delle nuove proposte per il Festival di Sanremo arriva la notizia che il camion con tutti gli abiti di scena per le modelle, artisti, presentatori etc. etc. si è ribaltato a Milano e che non sarebbe mai arrivato a Sanremo, ricordo che erano le 14:30 e alle 21 partiva la diretta ed io ho preso in mano la situazione per salvare il salvabile, ho atteso che aprissero i negozi della città e al telefono a ritmo veramente stressante sono riuscito a vestire un cast intero che correva nei vari negozi a provare gli abiti che poi i commercianti ci hanno portato dopo la chiusura.
Redazione. "Talent Up Academy" di Sanremo alla ricerca di cantanti, ballerini, arti varie e performer è stata una delle tue iniziative rivolte ai giovani. Che tipo di talenti hai cercato e quali caratteristiche ti colpiscono di più nei nuovi artisti?
Marco Balestreri. Parlando di arte in generale, sfondare, arrivare in alto e vivere di questo è difficile e questo lo sappiamo tutti e pochi riescono a rimanere nel tempo, ma quello che conta è l' emozione che riesci a trasmettere, ad esempio parlando di musica, cantanti bravi c'è ne sono tantissimi ma pochi riescono a travolgerti e poi non sono i cantanti che mancano ma le canzoni.
Redazione . Cosa significa oggi, secondo te, fare relazioni pubbliche nel mondo dello spettacolo? Come si è trasformato questo ruolo con l’avvento dei social media?
Marco Balestreri. Curare le relazioni pubbliche nel mondo dello spettacolo oggi è più complicato ed è cambiato il mercato, la tv ha perso molto, i programmi sono vecchi e vengono visti sempre meno perché poco interessanti ed io mi chiedo come fanno a non innovare, ci sono in giro format molto più interessanti dei programmi attuali, ed io ne ho uno che sono certo sarebbe un grande successo, perché tutto resti uguale tutto deve cambiare, inoltre i social hanno aiutato a portare milioni di persone ad abbandonare completamente la tv ed usare solo le piattaforme.
Redazione. Qual è il dietro le quinte più curioso o emozionante che ricordi del Festival di Sanremo?
Marco Balestreri. Mi piace di piu ricordare i momenti emozionanti e questi sono stati di certo le serate e le nottate con Mario Ragni e tutti gli artisti della Bmg Ricordi, Masini, Morandi, Ruggeri, Tozzi, Raf, Pierangelo Bertoli, i Tazenda, Aleandro Baldi, Francesca Alotta e Giorgio Faletti a festeggiare vittorie e successi.
Redazione. Se dovessi scegliere un solo progetto tra quelli a cui hai lavorato che rappresenta al meglio la tua visione dello show business, quale sarebbe e perché?
Marco Balestreri. Sinceramente sceglierei il mio format televisivo che è un format divertente e utile allo stesso tempo ma che non vi voglio spoilerare.
Redazione. Guardando al futuro, quali sono i prossimi traguardi che ti piacerebbe realizzare nel panorama dello spettacolo italiano?
Marco Balestreri. Come ti ho detto il mio format in primis ma ho altre idee in testa ma anche queste non ve le posso spoilerare.
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Intervista a
Rita Cecilia Cito
fondatrice della casa editrice Family Editore
Una casa editrice che fa della parola “famiglia” la sua missione.
Redazione. Com’è nata l’idea di creare Family Editore? C’è un momento preciso che le piace ricordare?
Rita Cecilia. Lavorando per tanti anni presso le più note case editrici mi sono resa conto che c’era bisogno di dare vita a qualcosa di nuovo, che fosse molto più vicino agli scrittori, soprattutto quelli emergenti. Da lì è nata l’idea di far nascere Family Editore.
In realtà non c’è stato un momento preciso in cui ho maturato questa decisione, ma un lungo percorso di riflessione e considerazioni.
Redazione. Il nome stesso racconta molto di voi: che cosa significa per lei essere una “famiglia” per gli autori?
Rita Cecilia. Credo che gli autori vadano seguiti passo dopo passo nella pubblicazione del loro libro ed è quello che cerchiamo di fare.
Per me è molto importante il contatto diretto con gli autori, soprattutto nella fase di programmazione della pubblicazione e in questo cerco di essere sempre personalmente presente.
Redazione. Cosa trovano da voi gli scrittori esordienti che altrove spesso non trovano?
Rita Cecilia. Avere una figura unica a cui fare riferimento per ogni dubbio o domanda in merito alla pubblicazione del libro di un autore è ciò che ci contraddistingue e che viene molto apprezzato dagli scrittori che ci scelgono.
Redazione. Quanto conta oggi la relazione umana nel mondo dell’editoria?
Rita Cecilia. Sono convinta che la relazione umana sia fondamentale perché pubblicare un libro significa soprattutto mostrare agli altri ciò che abbiamo dentro e che vogliamo trasmettere.
Redazione. Instagram è il vostro canale principale: come avete costruito la vostra community e quanto incide nella promozione dei libri?
Rita Cecilia. Confesso di essere rimasta sorpresa all’inizio quando ho notato la rapida crescita di pubblico che abbiamo riscontrato su Instagram perché mi ha fatto comprendere la reale potenza di questi mezzi di comunicazione.
Il passaparola e le condivisioni sono stati fondamentali per creare la nostra fedele community.
Per noi è una grande gioia perché è la prova della fiducia che ci viene accordata giorno dopo giorno.
Redazione. Le è mai capitato di “innamorarsi” di un manoscritto a prima lettura? Quali emozioni cerca in un’opera?
Rita Cecilia. Io mi “innamoro” di tutti i manoscritti che trasmettono qualcosa, che emozionano, che coinvolgono, che parlano al lettore.
Devo dire che sto incontrando scrittori dalle grandi capacità, in grado di comunicare e di far riflettere, ovvero in grado di raggiungere quello che, a mio parere, dovrebbe essere il vero obiettivo della scrittura.
Redazione. Qual è il percorso che un autore affronta con voi, dalla proposta alla pubblicazione?
Rita Cecilia. Decidiamo insieme allo scrittore ogni dettaglio relativo alla pubblicazione del suo libro.
Partiamo sempre dal contenuto vero e proprio per poi passare all’impaginazione e dedicarci alla copertina, che è uno degli elementi più importanti di un libro dato che è ciò che cattura subito la nostra attenzione.
Redazione. C’è un libro pubblicato da Family Editore che ha lasciato un segno speciale nella sua storia personale?
Rita Cecilia. Ho letto ogni libro che abbiamo pubblicato e devo dire che tutti sono stati in grado di lasciarmi qualcosa grazie alla loro originalità e particolarità.
Se invece penso ai libri di cui sono autrice, sicuramente sono legata molto al primo che ho scritto e che è l’unico che non ho ancora pubblicato.
Redazione. In un mercato affollato come quello editoriale, qual è la vostra più grande sfida quotidiana?
Rita Cecilia. Riuscire ad avere la stima degli autori che si affidano a noi e la fiducia costante dei lettori che ci scelgono è sicuramente la sfida quotidiana più grande e la soddisfazione che ci fa continuare a svolgere con entusiasmo questo mestiere.
Redazione. Infine, un messaggio per chi scrive e sogna di vedere il proprio libro pubblicato: cosa direbbe a chi oggi tiene ancora il proprio romanzo nel cassetto?
Rita Cecilia. Lo spronerei ad avere il coraggio di tirarlo fuori da quel cassetto e magari proporlo a noi senza timore perché siamo sempre disposti ad accogliere nuovi autori nella grande famiglia di Family Editore.
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Intervista a:
Frenk,
fondatore dell'etichetta discografica Red Owl Records
Redazione. Red Owl Records nasce nel 2019 con una visione ben precisa: accompagnare l’artista emergente nella sua crescita. Qual è stata la scintilla che ha acceso questo progetto?
Frenk: L’idea è nata dal desiderio di seguire da vicino i giovani artisti emergenti, per aiutarli a comprendere il percorso necessario per entrare nel mercato discografico.
Grazie a Giovanni Tiseo, fondatore della Visory Record, ho avuto l’opportunità di realizzare questo progetto.
Ancora oggi collaboriamo insieme. È una persona che ringrazierò sempre per ciò che ha fatto e continua a fare per Red Owl.
Anche se in passato abbiamo avuto opinioni diverse, il confronto costruttivo tra professionisti rafforza l’unione.
Sono grato a Tiseo.
A nostra volta, abbiamo offerto le stesse opportunità ad altri, come ad esempio alla Pako Records.
Redazione. Cosa significa oggi per voi "distribuire musica"?
Qual è il valore aggiunto di farlo in partnership con colossi come Believe, INgrooves Universal e Virgin Music?
Frenk: Distribuire musica oggi significa offrire una piattaforma concreta agli artisti emergenti per affacciarsi al mondo dei professionisti.
Tuttavia, è fondamentale che comprendano quanto sia lunga e complessa questa strada.
Non basta avere una grande distribuzione: bisogna essere umili, pronti ad apprendere e ad affidarsi ai nostri consigli.
Redazione. Nel panorama attuale, l’artista emergente ha bisogno di molto più che talento.
Quali sono, secondo voi, le tre priorità assolute per chi vuole entrare davvero nel mercato discografico?
Frenk: Credo, anzi, sostengo fermamente che le priorità siano l’umiltà e la riconoscenza. Senza queste qualità, non si va lontano. Inoltre, per noi è difficile lavorare con artisti che non sono disposti a imparare e crescere.
Redazione. Quanto è importante un pitch editoriale efficace e in che modo Red Owl Records lo struttura per ciascun artista?
Frenk: La cosa più importante è partire da brani curati nei minimi dettagli, con dinamiche sonore solide e testi seri.
Da lì si costruisce tutto il resto.
Redazione. Social, streaming, stampa, radio… Come integrate questi strumenti nella vostra strategia di promozione a 360°?
Frenk: Ogni artista ha esigenze diverse.
Studiamo la strategia più adatta in base a dove ha più bisogno di crescere.
Tutti gli strumenti sono fondamentali e devono essere ben calibrati.
Redazione. La personalizzazione è il vostro punto forte.
Come riuscite a “vestire su misura” ogni percorso artistico senza snaturarne l’identità?
Frenk: Grazie al nostro team, lavoriamo per valorizzare e far emergere le qualità di ogni artista, senza mai alterarne l’essenza.
Redazione. Nell’era digitale, come valutate il rapporto tra promozione organica e sponsorizzata?
Esiste ancora una via di mezzo efficace?
Frenk: Bisogna sapersi adeguare ai tempi e restare costantemente aggiornati sulle continue novità del settore.
L’equilibrio esiste, ma va costruito con consapevolezza.
Redazione. Avete accompagnato diversi artisti nei loro primi passi importanti.
C'è un aneddoto che racconta al meglio il vostro lavoro "dietro le quinte"?
Frenk: Più che un aneddoto, ricordo una telefonata ricevuta da un nostro artista.
Dopo sei anni di duro lavoro, ha firmato un contratto importante e mi ha detto: “
GRAZIE FRANK PER TUTTO QUELLO CHE HAI FATTO.
Senza di te, ora non sarei qui.” Questa è riconoscenza vera, e dà senso a tutto.
Redazione. In che modo gestite la fase di contatto con le radio e la stampa?
Quanto conta ancora oggi essere presenti su questi canali?
Frenk: Ci affidiamo a professionisti con competenze specifiche, capaci di individuare la strategia migliore per ogni situazione, sempre lavorando fianco a fianco con noi.
Redazione. Guardando al futuro, quali sono le nuove sfide che Red Owl Records vuole affrontare per restare al passo e, magari, un passo avanti nel settore musicale?
Frenk: Abbiamo aperto un nuovo studio di produzione in Sicilia con Daniele Ciavarro e stiamo sviluppando nuove idee.
Ma il nostro obiettivo principale è creare un roster di persone che, prima di tutto, siano riconoscenti per il lavoro che c’è dietro la gestione artistica.
Vogliamo far rispettare le progettualità costruite con fatica e costanza, per raggiungere piccoli obiettivi, passo dopo passo.
In passato siamo stati forse troppo “buoni e coccolosi”.
Ora è tempo di cambiare metodo.
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Intervista a
Elisa Iacono
Caporedattrice di Music Alive.
Redazione. Elisa, partiamo dall’inizio: cosa ti ha spinta a muovere i primi passi nel mondo radiofonico e musicale?
Elisa Iacono. L'amore per la musica!
Fin da bambina ho sempre mostrato una propensione per i dischi dei miei genitori, preferendoli ai classici giochini.
E in aggiunta mio padre era in fissa con gli "apparecchi radio" (ogni tanto a casa spuntava una radio nuova), trasmettendomi la passione e la curiosità per le strumentazioni radiofoniche.
Per tutti questi motivi, a 14 anni entrai a far parte dello staff di Radio Ischia (101.5 mhz), dove ho condotto programmi musicali e per qualche anno sono stata anche la voce femminile del Giornale Radio.
Purtroppo agli inizi degli anni '90 questa emittente, che ha vinto anche diversi premi, chiuse i battenti.
Sono tornata alla Radio solo nel 2014 con "RadioWeb ItaliaBerlin", che purtroppo dopo qualche anno smise di esistere.
Però il progetto con questa radio web era di mixare la musica che proponevo, quindi non in voce.
Redazione. Hai avuto un’esperienza significativa in radio, lavorando esclusivamente con programmi mixati: che ricordo conservi di quel periodo?
Elisa Iacono. Bello sicuramente, anche perchè ero io ad organizzare il mio spazio.
La sfida più intrigante è stata quella di mixare brani di cantautori, cantautrici e rappers Italiani.
In tutto quel periodo non ho voluto mai cimentarmi con pezzi da discoteca...quindi niente "Tunz tunz" (ride).
Redazione. Quando la tua emittente ha chiuso, hai attraversato un momento di transizione.
Cosa ti ha aiutata a restare nel mondo della musica?
Elisa Iacono. Nel contempo che facevo radio, ho avuto una folgorazione per la console della discoteca.
Ti parlo della fine degli anni '80 e c'era veramente bella musica con cui spaziare per far ballare il pubblico: Inxs, Africa Bambaata, Duran Duran, Michael Jackson, Madonna, Pet Shop Boys... ma anche Spagna, Jovanotti, Francesco Salvi, fino ad arrivare agli 883 negli anni '90.
Era soprattutto il periodo della "Deep House" e della "U.S. Garage", insomma dell'evoluzione continua dell' House-Music.
E quando la Radio smise di esistere io continuai come dj.
Ti renderai conto, quindi, che è sempre la musica ad aiutare a superare certi momenti!
Redazione. L’incontro con “Music-Alive” è stato un punto di svolta.
Com’è avvenuto il colloquio e cosa ti ha colpita di questo progetto?
Elisa Iacono. Si, Music-Alive è stata fin dal primo giorno una grande sfida con me stessa.
Tramite Francesca Saglia sono arrivata ad avere un colloquio con Mattia Pavanetto e Giorgio Ballarin, i veri "responsabili" della mia entrée ufficiale in Music-Alive.
Forse, avendo iniziato con comunicati stampa, articoli e press-kit, i primi tempi non mi rendevo conto di quanto fosse grande tutto il progetto.
Ma una volta che mi sono addentrata, mi si è aperto un mondo.
Ci ho creduto, ci credo e ci crederò sempre! Music-Alive offre agli artisti, soprattutto emergenti, vere opportunità per farsi conoscere.
Mattia e Giorgio hanno tenuto conto di tutto il mio percorso, compresa la collaborazione agli inizi del 2000 con un settimanale isolano, e mi hanno direzionato verso la conoscenza di radio e redazioni al fine di poter instaurare con loro rapporti diretti e duraturi.
Redazione. Hai iniziato come redattrice e oggi sei caporedattrice dell’agenzia: come descriveresti questa evoluzione personale e professionale?
Elisa Iacono. Questo passo è stato veramente veloce,
Music-Alive ha 31 collaboratori su tutto lo stivale, ma con esperienza radiofonica sono una delle due figure e, visti i rapporti che stavo creando con le radio e dal momento che avevo un approccio innovativo basato sul mondo digital, i podcast e i social, mi hanno scelta per coordinare anche le altre figure.
Al momento seguo tre figure che sono collaboratori e collaboratrici... insomma, siamo una squadra che funziona e, come si suol dire "squadra che vince non si cambia!"
Redazione. Quali sono, secondo te, le qualità fondamentali per raccontare al meglio un artista emergente?
Elisa Iacono. Senz'altro evidenziare le qualità di un'artista, dare valore al suo talento.
Ma cercare anche di capire a cosa aspira, quali sono le sue aspettative e, soprattutto, aiutarlo a crescere. Come? Proponendolo nel modo migliore, affinchè il pubblico possa apprezzare il suo lavoro (che non è nient'altro che la rappresentazione del suo mondo).
Redazione. Ti occupi di recensioni, presskit, comunicati: c’è un aspetto del tuo lavoro che senti particolarmente vicino?
Elisa Iacono. Per il lavoro che svolgo per Music-Alive attualmente, ti confermo che il rapporto con le Radio viene al primo posto.
E questo sottintende anche un profondo ascolto della musica dell'artista e una lettura attenta del suo comunicato prima di poterlo proporre alle radio.
Redazione. Come vivi il rapporto con gli artisti che promuovi? C’è uno scambio umano oltre a quello professionale?
Elisa Iacono. Si parte con un rapporto collaborativo e spesso si finisce anche per diventare amici. Anche se si comunica tramite telefono, si crea un legame e si trova spesso una sintonia.
Gli artisti hanno un animo sensibile e, almeno fino ad oggi, ho avuto sempre a che fare con persone affabili e disponibili.
Redazione. La comunicazione musicale oggi è in costante evoluzione: quali sfide e opportunità vedi nel futuro del settore?
Elisa Iacono. Sono sincera, vedo veramente tante opportunità per gli emergenti.
Oggi c'è la possibilità di districarsi tra social (non è cosa da poco), rotazioni radiofoniche per i brani e interviste su magazine e radio. Tutte strade che un tempo o non esistevano o erano difficili da raggiungere. 30 anni fa dovevi contare principalmente sulla tua esposizione diretta al pubblico e cioè con le esibizioni live.
Questa strada rimane sempre validissima e unica per il meraviglioso contatto diretto con il pubblico.
Ma se vuoi estenderti oltre i confini del posto in cui ti trovi, oggi è possibile. Cominci virtualmente e poi... tutto può succedere.
Redazione. Infine, se potessi dare un consiglio a chi sogna di lavorare nella promozione musicale, quale sarebbe?
Elisa Iacono. Di base bisogna avere un vero grande amore per la musica.
Essere aperti nei confronti degli artisti ed essere pronti a conoscere sempre nuovi mondi musicali, nei confronti dei quali, pur conservando i propri gusti, bisogna essere obiettivi e neutrali nel giudizio.
In conclusione, sviluppare un orecchio musicale tale, da poter affrontare qualsiasi genere e sfida musicale.
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Intervista a
HAT Music
Quando la tecnologia incontra il talento
In un settore affollato e frammentato, HAT Music prova a fare ordine: una piattaforma intelligente per connettere artisti e professionisti in modo trasparente ed efficace. Sostenuta da B4i – Bocconi for innovation e accompagnata da Music & Media Press come agenzia stampa, la startup punta a cambiare le regole del gioco.
Redazione: Com’è nata l’idea di HAT Music e quale problema concreto volete risolvere nel panorama musicale attuale?
HAT Music: L’idea è nata dall’esperienza diretta nel mondo musicale e dalla frustrazione di centinaia di artisti emergenti che non trovano professionisti affidabili.
Vogliamo creare un canale digitale che li connetta in modo semplice, trasparente e personalizzato.
Redazione: Il vostro claim è “la tecnologia al servizio del talento”: in che modo l’AI Matching cambia le regole del gioco per artisti e professionisti?
HAT Music: L’AI Matching analizza esigenze, obiettivi e stile dell’artista per suggerire i professionisti migliori per ogni fase del progetto. Questo abbatte il rischio di collaborazioni inefficaci e spreco di risorse.
Redazione: Ogni minuto nascono decine di nuove canzoni, ma il 98% resta invisibile.
Qual è, secondo voi, la causa principale di questa invisibilità?
Hat Music: Mancano strategia, competenze e connessioni giuste. Senza una guida, il talento rischia di perdersi nella massa.
Redazione. Cosa distingue HAT Music da piattaforme come LinkedIn o marketplace più generalisti nel mondo musicale?
Hat Music. Siamo verticali sul mondo musicale e costruiamo connessioni basate sul valore artistico, non sul solo CV.
Il nostro focus è sul matching intelligente e sul supporto operativo all’artista.
Redaziine. Come funziona, nel concreto, il percorso personalizzato per un artista emergente che si iscrive alla vostra piattaforma?
Hat Music: L’artista risponde a domande mirate e riceve un piano personalizzato con professionisti suggeriti, step operativi e strumenti per monitorare i progressi.
È come avere un piccolo team a disposizione, subito.
Redazione. La vostra soluzione punta anche a ottimizzare i costi: quanto può risparmiare, in termini di tempo e denaro, un artista che utilizza HAT Music rispetto ai metodi tradizionali?
Hat Music. Un artista può risparmiare fino al 50% in termini di tempo e budget, evitando errori comuni e selezionando da subito i professionisti giusti.
Il tutto con trasparenza su costi e obiettivi.
Redazione. Quali figure professionali è possibile trovare sulla piattaforma?
C'è un processo di verifica per garantirne l'affidabilità?
Hat Music: Producer, manager, social media strategist, uffici stampa, videomaker, tutor.
Tutti i profili sono verificati tramite screening iniziale e recensioni dopo ogni collaborazione.
Redazione. L’introduzione dell’AI Assistant sarà un ulteriore passo: che tipo di supporto fornirà e a chi si rivolge?
Hat Music: L’AI Assistant supporterà artisti e professionisti nella pianificazione, nella gestione operativa e nel monitoraggio dei risultati.
È pensato come un copilota che rende ogni fase più efficiente.
Redazione. Avete appena chiuso un importante round d’investimento con B4i – Bocconi for innovation: come intendete impiegare questi fondi nel breve periodo?
Hat Music. Li useremo per rafforzare il prodotto, espandere il team tech e lanciare le prime campagne marketing mirate. Vogliamo consolidare la base utenti in Italia e prepararci all’espansione europea.
Redazione. Il MusicTech in Italia è ancora agli inizi: quali sfide incontrate e quali opportunità vedete in questo mercato?
Hat Music. La sfida è culturale: portare innovazione in un settore ancora poco digitalizzato.
Ma proprio per questo l’Italia è un terreno fertile per soluzioni tech che migliorano l’accesso all’industria.
Redazione. In che modo HAT Music si inserisce nella più ampia evoluzione della creator economy e del lavoro freelance?
Hat Music: Con HAT Music vogliamo dare strumenti concreti ai creator per lavorare in modo professionale, scalabile e autonomo.
È una piattaforma che valorizza il lavoro freelance e il talento artistico.
Redazione . Qual è il vostro obiettivo a lungo termine?
Come immaginate HAT Music tra cinque anni?
Hat Music. Vogliamo essere il punto di riferimento in Europa per chi crea e lavora nella musica.
Un ecosistema completo dove il talento incontra opportunità, tecnologia e business.
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Scarica L'App Hat Music da PlayStore
Intervista a:
Patrizia Kolombo
fondatrice di:
Pako Music Records e Cantante
Redazione: Patrizia, hai iniziato a scrivere testi a soli tredici anni.
Ti ricordi il momento in cui hai capito che quella “passione per gioco” poteva diventare una strada da percorrere seriamente?
Patrizia Kolombo: Ciao. Grazie per avermi dato questa opportunità.
Non amo molto parlare di me, ma quando si tratta di musica cambia un po' tutto.
Mah, non c'è stato un momento preciso, diciamo che è stato tutto un crescere.
Ho sempre saputo che il mio mondo doveva essere la musica, in quale forma e contesto, forse, non lo so nemmeno adesso.
Redazione: Hai collaborato con numerosi compositori nel corso della tua carriera.
Cosa cerchi in un musicista per far sì che la sinergia creativa funzioni davvero?
Patrizia Kolombo: Nei compositori, ma anche dagli arrangiatori, ho sempre cercato una comprensione, una connessione.
Devo ammettere che non è così facile come può sembrare.
I compositori sono stati tutti molto bravi, ma in pochi hanno captato l'essenza del brano.
Redazione. Nel tuo percorso c’è un nome che torna con grande affetto: Oscar Cossali.
Quanto ha contato per te, non solo come autore, ma come figura umana e ispiratrice?
Patrizia Kolombo: Lui per me è stato molto importante.
Con lui è ricominciato un percorso e sempre con lui ho capito che avrei fatto quello che sto facendo.
Tutto questo è anche per lui.
Oscar è un ricordo che cerco di portare avanti sempre e con tanto affetto.
Redazione. Nel 2021 hai fondato l’etichetta discografica indipendente PaKo Music Records, una scelta coraggiosa e visionaria.
Cosa ti ha spinto a compiere questo passo e come vivi oggi questo doppio ruolo di autrice e discografica?
Patrizia Kolombo: Se ti dico che è nato un po' per gioco mi crederesti? PaKo Music Records è nata per gioco e ad oggi è una sfida.
Vorrei cambiare il mondo della musica, e forse un po', vorrei cambiare il mondo.
Vedo tanto odio, indifferenza.
La musica è amore e condivisione, secondo me se cominciamo da qui qualcosa può accadere.
E siamo solo all'inizio...
Redazione. Parliamo del brano “Così Non Finirà”.
È molto più di una canzone d’amore: è un viaggio nelle emozioni più profonde.
Com’è nato questo brano, e cosa rappresenta per te oggi?
Patrizia Kolombo: Questo è un brano scritto con Gianni Negri, un mio artista e amico, una voce pazzesca e un compositore che stimo tanto.
Ecco con lui c'è stata immediatamente una connessione, anche con il produttore, Francesco De Rosa, loro hanno capito quello che volevo dal brano.
È un brano molto importante per me, perché mi ha fatto capire cosa succederà dopo questo brano... loscoprirete presto.
Redazione . Il testo riflette sulle paure dell’amore e sull’importanza di lasciarsi andare.
C’è una frase in particolare del brano che senti ti rappresenti in modo speciale?
Patrizia Kolombo: Sì, il cuore del brano "Regalami il tuo tempo e tutto andrà nel verso giusto"... penso che chi vuole rimanere nella tua vita ci rimane, al di là di tutto.
Non ci sono paure che non si possono superare.
L'amore cresce ma durante la conoscenza devi cercare di dare quella parte di te che permette all'altro di camminare insieme, almeno io la vedo così.
Redazione. La scelta di una versione in napoletano, “O’ ssaje nun po’ fernì”, è forte e poetica. Cosa ti ha affascinata di questa lingua, e com’è stato tradurre un’emozione in un altro suono?
Patrizia Kolombo: La scelta della versione in napoletano è stata spontanea e doverosa.
Gianni è napoletano, la canzone è nata dopo aver sentito una cover di un brano realizzato da Gianni in napoletano.
E poi, si sa che la lingua stessa è molto musicale, regala al pezzo una magia diversa.
Redazione. Il videoclip e la copertina con Napoli e il Vesuvio aggiungono strati visivi al brano. Quanto è importante per te il legame tra immagine e musica?
Patrizia Kolombo: In verità, per me il videoclip non conta molto, però è anche vero che se le immagini rispecchiano ciò che racconta il brano allora, in quel caso, penso che possa essere una forza maggiore.
Redazione. Oggi la musica d’autore sembra riscoprire nuove profondità.
Come vedi il panorama attuale e quale spazio credi abbiano ancora i testi che toccano davvero l’anima?
Patrizia Kolombo: Domanda molto importante.
Ascoltando i brani di oggi credo si sia perso molto il valore del testo, soprattutto per certi generi... però io lavoro in questo campo e noto che chi vuole fare questo lavoro, dà ancora molta importanza ai testi... fare musica è un'esigenza di esprimersi.
Dovremmo soffermarci di più sui testi e su coloro che hanno qualcosa da dire, indipendentemente dal genere musicale.
Redazione. Cosa possiamo aspettarci nel prossimo futuro da Patrizia Kolombo?
Ci sono nuovi progetti in arrivo o sogni ancora da realizzare?
Patrizia Kolombo: Prossimamente ci sarà qualcosa da ascoltare, forse anche qualcosa in più... Progetti futuri ne ho tanti, soprattutto per PaKo Music Records... anche perché di sogni da realizzare ne ho davvero tanti, ancora.
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Pako Music Records
Intervista a:
Elisa Aura Serrani
fondatrice di:
Music & Media Press
Credere nei progetti, restituire qualcosa alla musica e comunicare con senso:
così è nata Music & Media Press”
Redazione: Elisa, nel 2020 hai dato vita a Music & Media Press. Cosa ti ha spinto a creare questa realtà proprio in quel momento storico?
Elisa Serrani: Ciao e grazie mille per questa intervista!
Il 2020 è stato un anno di crisi per molti, ma anche un punto di svolta. Dopo quasi 15 anni di esperienza sul campo, ho sentito la necessità e l’urgenza di creare qualcosa che fosse davvero mio: un'agenzia di PR basata su fiducia, dedizione, attenzione sartoriale e sulla voglia di fare bene le cose. Music & Media Press è nata in un momento in cui la musica si è fermata, ma la comunicazione ha assunto un ruolo ancora più cruciale. Non era più tempo di “pubblicità”: serviva un linguaggio più vero, più essenziale, più strategico.
Redazione: Sei attiva nel settore musicale dal 2004: com’è cambiato il mondo della comunicazione musicale da allora ad oggi?
Elisa Serrani: Istintivamente, ti direi che è cambiato tutto. Ma direi una mezza verità. Sono cambiati i canali, i tempi, i formati, i linguaggi. È cambiato il modo in cui le notizie circolano, la velocità con cui si consumano, il ruolo che i social hanno assunto anche nella percezione di un progetto artistico. Ma l’essenza della comunicazione musicale resta: le storie devono essere credibili, notiziabili, le relazioni solide e i contenuti devono avere un senso per chi li riceve.
Un tempo bastava un buon comunicato inviato alla redazione giusta. Oggi, con centinaia di proposte ogni giorno, serve qualcosa in più: una strategia, un’identità chiara, un angolo notiziabile forte. E soprattutto, non va mai dimenticato il rispetto per il tempo e il lavoro dei giornalisti. La comunicazione non è mai stata a senso unico, né un semplice “inviare mail”: è sempre stato un lavoro minuzioso. La differenza è che oggi il tessuto è più complesso, e va cucito con ancora più attenzione. Oggi servono tempestività, conoscenza dei linguaggi digitali e la capacità di adattarsi continuamente. I giornalisti cambiano settore, il tempo è meno, ma l’offerta musicale è esplosa. Per questo ogni comunicato deve diventare una notizia, ogni parola deve avere un peso specifico.
Redazione: Il vostro motto sembra essere “il vostro progetto è il nostro progetto”: quanto conta, secondo te, l’empatia nel lavoro di un ufficio stampa?
Elisa Serrani: Conta tantissimo. Non puoi comunicare qualcosa in cui non credi, qualcosa che a te per primo non comunica nulla. L’empatia non è solo mettersi nei panni dell’artista, ma saperlo ascoltare davvero, anche oltre le parole, soprattutto oltre le parole. È cogliere il non detto, leggere tra le righe, riconoscere cosa c’è in gioco.
Un progetto può emozionare in tanti modi: può far commuovere, certo, ma può anche smuovere, spiazzare, far discutere, persino mettere a disagio. L’emozione non è solo una lacrima: è anche leggerezza, sorpresa, smarrimento (quello che serve per ritrovarsi). La musica lascia sempre una traccia. A volte è una carezza, altre un pugno dritto in viso o nello stomaco. E il mio lavoro è capire l’anima di ogni progetto, comunicarla senza snaturarla, ma trovando il modo più giusto, più adatto, per raccontarla.
Redazione: Music & Media Press si presenta come una realtà che lavora a 360° sull’artista. Quali sono gli aspetti più delicati da curare in una carriera musicale oggi?
Elisa Serrani: L’identità. In un’epoca in cui tutto corre, è facile confondersi, adattarsi troppo o perdersi dietro le mode. Credo che noi addetti ai lavori, ognuno nel proprio ruolo, abbiamo la responsabilità di educare gli artisti a questo settore, guidandoli, aiutandoli a trovare la loro direzione (senza imporne una preconfezionata), a comunicarla con coerenza e a posizionarsi nel modo giusto. Dalla biografia al presskit, dalla narrazione sui social ai pitch per i giornalisti: tutto deve parlare lo stesso linguaggio, quello dell’artista.
Redazione: Collaborate con professionisti di vari ambiti: quanto è importante sapersi circondare delle persone giuste e creare rete nel mondo della musica?
Elisa Serrani: È fondamentale. Nessuno fa tutto da solo, nemmeno l’artista più talentuoso. Per questo ho scelto di costruire una rete di professionisti affidabili, dediti e appassionati. Una buona agenzia di PR deve saper consigliare, indirizzare e, soprattutto, saper unire le forze, fare squadra. Non solo con l'artista, ma anche con il suo team.
Redazione: Qual è l’errore più comune che un artista emergente compie quando si affaccia per la prima volta al mondo della comunicazione?
Elisa Serrani: Pensare che basti “far uscire un brano”. E credere che la gavetta non serva a niente. In realtà, un’uscita musicale è solo un tassello. Serve progettualità, costanza e visione. Molti artisti si aspettano risultati immediati senza una strategia alle spalle. E senza una gavetta che crei storico, contesto, motivo per parlarne. Non è essenziale aver calcato 100 palchi per saperci stare e coinvolgere il pubblico, ma sicuramente aiuta. Il mio compito è proprio aiutare l'artista a capire che la comunicazione è un percorso, non un traguardo. La comunicazione si evolve e cresce con l'artista, non per o contro di lui/lei.
Redazione: Hai condiviso spesso la tua esperienza personale fatta di sacrifici e determinazione. Quanto ha influito questo percorso sul tuo modo di lavorare con gli artisti?
Elisa Serrani: Tantissimo. Ho cominciato giovanissima, senza scorciatoie né conoscenze. So cosa vuol dire lottare per trovare spazio, credibilità, rispetto. Lo dico da donna, perché sì, a volte è ancora più complicato — ma sempre da donna ti dico che è complesso per chiunque scelga di mettersi in gioco davvero, senza appoggi, senza maschere, senza compromessi. Questo mi ha insegnato ad avere una cura maniacale dei dettagli, a non promettere ciò che non posso mantenere e a credere nei progetti anche quando sono ancora in costruzione. Perché spesso, gli artisti più forti, iconici e "resistenti al tempo" sono proprio quelli che ancora non lo sanno.
Redazione: In una frase hai scritto: “Fare comunicazione non è dare visibilità, ma costruire autorevolezza”. Ce la puoi spiegare meglio?
Elisa Serrani: La visibilità è un picco. L’autorevolezza è una traiettoria.
Chiunque può ottenere visibilità per un giorno, per una settimana, per un singolo post ben piazzato. Ma se non hai una visione chiara, un’identità solida e una narrazione coerente nel tempo, tutto si spegne alla stessa velocità con cui si è acceso. Costruire autorevolezza significa diventare riconoscibili, credibili, affidabili. Significa che, quando esci con un progetto nuovo, qualcuno è già lì pronto ad ascoltarti. Perché si fida, perché ti conosce, perché sa che ciò che fai ha un senso. Ecco perché non basta “mandare un comunicato stampa”: serve capire a chi stiamo parlando, perché dovrebbe interessarsi a quel progetto, quale angolazione lo rende notizia. Ogni uscita deve essere parte di un disegno più grande, che posizioni l’artista in modo chiaro. Fare comunicazione non è apparire ovunque, ma essere nel posto giusto, nel momento giusto, con il contenuto giusto.
E per me, questa è la vera differenza tra promuovere qualcosa… e costruire una carriera.
Redazione: C’è un progetto o un artista che, nel tempo, ti ha particolarmente emozionata o che ha segnato un prima e un dopo nella tua carriera?
Elisa Serrani:Non c’è un nome. Non c’è un unico evento da raccontare. Ci sono delle scelte.
Quelle in cui smetti di cercare l’approvazione e inizi a fare le cose perché hanno senso per te. Anche se non piacciono a tutti. Anche se non sono “convenienti”.
Il mio primo "prima e dopo" è stato quando ho capito che il mio lavoro non è dare visibilità agli artisti, ma credibilità e, soprattutto, restituire qualcosa alla musica. Alla musica vera. Quella che nasce dalla fame, non dal desiderio di notorietà. Dall’urgenza, dall’estetica del necessario, non da quella che va di moda.
Quando vedi un artista che non ha niente se non quella necessità lì — e lo vedi davvero — ti ricordi perché fai questo mestiere.
E ogni volta che riesco a raccontare un progetto in modo da restituirgli il suo peso, il suo senso, la sua direzione… per me è quello il punto. Non deve saperlo il mondo. Mi basta sapere che ho restituito alla musica un po’ di spazio. Di rispetto. Di cura.
Un altro "prima e dopo” per me è stato quando ho deciso di seguire progetti in cui credo, anche se non sembrano “spendibili”. Di non rincorrere il consenso, ma la coerenza. Di trattare con la stessa cura un artista con 300 follower e uno con milioni di stream.
Perché alla fine, quello che mi interessa non è il numero. Ma la gente che c'è dietro a quel numero.
E poi ci sono le notti in cui scrivo a orari assurdi, perché una cosa detta bene non può aspettare il giorno dopo.
Quelle sere in cui torno da un evento e sento che la musica, quella vera, esiste ancora. Non è vetrina, non è algoritmo: è fame. È necessità.
Da lì non si torna indietro.
Redazione: Guardando al futuro: quali obiettivi ha Music & Media Press nei prossimi anni e quale sogno ti piacerebbe realizzare personalmente?
Elisa Serrani: Il mio obiettivo è quello di continuare a crescere e migliorare, perché non si finisce mai di imparare, dalla formazione, dagli altri e da se stessi. Music & Media Press è un'Agenzia di PR credibile, solida, capace di dare una direzione chiara anche ai progetti più complessi. E, personalmente, mi interessa essere utile.
Continuare a lavorare in modo corretto, etico ed onesto nei confronti degli artisti, dei colleghi (che non vedo come competitor ma come colleghi), dei media e di me stessa. In modo concreto, umano, intelligente, rispettoso.
Di aiutare gli artisti a capire dove stanno andando, perché ci stanno andando e a farsi ascoltare nel modo giusto, senza snaturarsi.
Perché la musica che resta nel tempo non ha bisogno di alzare il volume per farsi sentire. Ma si fa sentire e fa sì che le persone alzino il volume per ascoltarla ancora meglio. Ha bisogno di senso.
Ha bisogno di tornare al centro, fuori dai numeri e dentro le storie.
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Music & Media Press
Intervista a:
Ares Devinar
speaker Radiofonico, scrittore, Cantante
Redazione: Ares, partiamo dalle origini: com'è nato il tuo amore per la radio e cosa ti ha spinto a farne una professione?
Ares Devinar: Il mio amore per la radio nasce da molto piccolo! La prima radio mi fu regalata da mio nonno materno, e da lì… amore a prima vista!
Redazione: "Le Cazzate di Ares” è un format tanto irriverente quanto apprezzato. Come riesci a bilanciare ironia, provocazione e promozione artistica in ogni puntata?
Ares Devinar: Beh, in realtà è semplice, ogni puntata ha i suoi “momenti” fissi e in questo modo si riesce a bilanciare al meglio.
Redazione: La collaborazione con Big Cat Senza Filtro e Guida Music ha dato una spinta forte al mondo emergente: come scegli gli artisti da promuovere?
Ares Devinar: Beh diciamo che li scelgono loro, io mi occupo solo di mandare in onda le loro proposte, anche se tuttavia ogni tanto pure io promuovo qualcuno. Big Cat e Guida Music sono partner importanti per Le Cazzate di Ares!
Redazione: Hai lavorato con emittenti diverse, da Play IT Radio ad Azzurra FM fino a Élite Web Radio. Cosa cambia nel tuo approccio in base alla radio su cui trasmetti?
Ares Devinar: Il mio approccio cambia in base a ciò che mi viene chiesto, su Azzurra FM sono ospite del grande Niky Valvano che conduce un format consolidato come KING DEL WEB, su Élite Web Radio, Antenna Romana Uno e sulla mia Play IT! è ovvio che l’approccio è più diretto in quanto il programma è il mio.
Redazione: Nel tuo primo libro, “La Radio Non Mente”, racconti esperienze personali. Quanto è stato difficile mettersi a nudo sulla carta?
Ares Devinar: È stato molto difficile, però mi ha fatto piacere.. voler dare forza alle persone che stanno attraversando un periodo brutto perché snobbate dalla società, mi fa felice.. oltre a “Le Cazzate di Ares” voglio fare cose utili per le persone, e ritengo che essersi messi a nudo è solo un pro!
Redazione: C'è un filo che unisce la tua voce da speaker, la tua penna da scrittore e la tua voce da cantante? Se sì, quale?
Ares Devinar: Il filo che unisce è la voglia di far divertire, emozionare o anche semplicemente far riflettere.. e la musica unita alla scrittura e alla radio unisce tutto questo.
Redazione: Oggi il linguaggio schietto può dividere: hai mai sentito il peso delle critiche e come le affronti?
Ares Devinar: Vedi, il linguaggio del mio format è volutamente provocatorio e irriverente, ma delle critiche non me ne frega nulla, perché ho dimostrato anche di essere altro oltre a “Le Cazzate di Ares”
Redazione: Che ruolo ha la musica nella tua vita quotidiana, al di là del lavoro?
Ares Devinar: Importantissima, io ascolto tantissimo la musica (sopratutto in radio) senza non potrei vivere, è terapeutica!
Redazione: Cosa ti fa dire, alla fine di una puntata: “Questa sì che era la vera essenza del programma”?
Ares Devinar: La fine 🤣 a parte gli scherzi, beh sicuramente è quando vedo che mi diverto io in primis a farlo, è capitato di fare puntate che mi hanno pesato fare, ma il mio pubblico conta tantissimo per me, e do il massimo per non fargli mancare il contenuto settimanale.
Redazione: Qual è il tuo sogno nel cassetto che ancora non hai svelato al microfono?
Ares Devinar: Il mio sogno nel cassetto è di fare il politico.. mi affascina il mondo della politica, ma non lascerei mai la radio per fare solo quello, vedila più come un plus.
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Intervista a
Etna DJ
Redazione: Ciao Etna DJ, parlaci del tuo percorso: quando hai capito che la musica sarebbe stata la tua strada?
Etna DJ: Gia da bambino iniziai ad ascoltare in radio la dance anni 90 e da ragazzino iniziai a comprare le compilation, mi colpii Proximus di Picotto contenuta in una compilation dance molto famosa. Poi a 16 anni un amico mi porto' da Milano una compilation di techno music.
Ascoltando le varie tracce mi appassionai a questo genere così adrenalinico.
Poi iniziando ad andare in discoteca, rimasi affascinato dalla figura del dj, per me era come un dio che decidendo la musica da suonare e miscelando le varie tracce, riusciva a far ballare una folla di gente così diversa ed allora decisi di imitarlo.
Con i primi lavoretti mi comprai 2 piatti, un mixer, una cuffia e 2 casse, ed i primi dischi, e iniziai a suonare il mio genere preferito, la techno, per trasmettere le emozioni che genera questa musica.
Redazione: Come descriveresti il tuo stile musicale e quali sono state le principali influenze che ti hanno portato a concentrarti sulla techno?
Etna DJ: Il mio stile musicale è un mix tra melodico ed energetico.
Le mie influenze derivano dalla techno e la trance degli anni 90.
Prendo ispirazione dai programmi che andavano in radio in quei tempi: From disco to disco, vitamina H e zero db, e festival come la love parade e la street parade.
Sicuramente l'etichetta discografia BXR con le sue produzioni ha influito molto del mio stile.
Redazione: Ci puoi raccontare come è nata l'idea di Trip e cosa distingue questo format radiofonico dagli altri?
Etna DJ: L'idea di Trip è nata per scommessa, su me stesso.
Fare un format sulla techno music, il mio genere preferito, in un paese come l'Italia dove è considerato un genere di nicchia, per far conoscere e apprezzare questo genere a chi non lo conosce e per far avere un riferimento a chi già lo balla e lo ascolta, ed i risultati mi stanno dando ragione
Redazione: Il format Trip propone una selezione di tracce techno che spaziano da sonorità melodiche a quelle più acide e dure.
Come scegli le tracce da mixare e cosa cerchi di trasmettere con i tuoi mix?
Etna DJ: Le tracce le scelgo con accuratezza. Ascolto molti brani prima di scegliere quelle che suonerò.
Guardo sia quelle che sono nelle classifiche, ma quelle di artisti non conosciuti, che magari faranno il botto. Vado anche alla ricerca di remix in chiave techno di tracce famose di altri generi, di mashup sempre di artisti non conosciuti e inserisco qualche traccia di dischi storia che stanno bene con la musica odierna.
Nei miei mix cerco di trasmettere emozioni, quali gioia e grinta.
La musica genera emozioni ed io cerco di trasmettere quelle positive
Redazione: Lavori con artisti emergenti e affermati.
Che valore dai alla scoperta di nuovi talenti nel panorama techno?
Etna DJ: Ci devono essere sempre nuovi talenti e questo riguarda anche me.
Ci vogliono sempre facce nuove che portano novità, che naturalmente imparino da quelli già affermati.
È una cosa molto importante e da tenere in considerazione ed essi devono essere aiutati ad emergere, affinché sbocci il loro talento
Redazione: Nel corso della tua carriera hai suonato in molti locali e discoteche, non solo a Catania.
Quali sono stati i momenti più significativi e come pensi abbiano influenzato il tuo lavoro oggi?
* Il più significativo è stato quello di suonare al moskito per il music village a Catania, un grande festival che si faceva fino a pochi anni fa.
È stata una bellissima esperienza che ha cambiato il mio modo di pensare e vivere in questo mondo.
Ma comunque qualsiasi esperienza che ho avuto nei piccoli club mi ha aiutato a crescere, a prendere sicurezza in me e le collaborazioni mi hanno aiutato a entrare in questo mondo ed a imparare dai dj affermati ed esperti
Redazione: Oltre alla tua attività di DJ, stai lavorando anche su produzioni musicali. Puoi darci qualche anticipazione sui tuoi prossimi progetti?
Etna Dj: Al momento sto lavorando al remix di Second House di Ares.
Posso dirvi che questa canzone da house diventerà techno, di quella molto energetica.
Poi ho intenzione di fare dei remix di tracce che per me hanno significato tanto, di qualunque genere musicale.
Alla fine di questo percorso inizierò a lavorare al mio primo album, fatto sia di tracce techno con lo stile attuale, che di tracce strumentali che sperimentali che non per forza siano techno.
Redazione: Il panorama della musica elettronica è in continua evoluzione.
Come vedi il futuro della techno e quali sono i trend che ti entusiasmano di più?
Etna Dj: Il futuro della techno lo vedo sempre più roseo.
Riprendendo alcune sonorità oldschool degli anni 90 e i primi anni 2000, credo che ritornerà ai fasti di quegli anni, con l'affermarsi dei festival e il ritorno dei grandi rave.
I DJ che suonano sonorità underground più vicino all'house, ma anche DJ di musica commerciale, hanno fatto nell'ultimo anno delle tracce techno che sono andate anche bene.
Come trend seguo la peak time, la techno con un misto tra melodico ed energetico, che sta spopolando a livello più commerciale.
Redazione: Hai qualche consiglio per i giovani DJ e produttori che vogliono farsi strada nel mondo della musica techno?
Etna DJ: Ai DJ posso dire di provare e provare sempre, mai arrendersi.
Provare a farsi strada attraverso i social e le web radio.
Imparare dai dj più esperti e stringere collaborazioni.
Ai giovani produttori dico di imparare bene il software che si usa, provare sonorità nuove, sperimentare e non copiare gli altri.
Redazione: Infine, cosa possiamo aspettarci nei prossimi mesi da Etna DJ e dal tuo format Trip?
Etna Dj: Da me potete aspettarvi nuove collaborazioni, sto dialogando con due realtà techno catanesi, che produca delle tracce che faccino ballare fino allo sfinimento e più presenza sui social. Riguardo Trip, propongo sempre tracce nuove, quindi sempre novità musicali e una maggiore visibilità del format attraverso le radio.
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